PAOLO MALTONI

Originario di S.Tomè dove, giovanissimo, ebbe le prime esperienze teatrali presso la locale parrocchia. Inizia i suoi studi al il liceo scientifico per finire poi con l’istituto magistrale.

 Lo ritroviamo negli anni ’50 fra gli abitanti della via Cerchia, la zercia, ed in stretto contatto con quel gruppo di giovani del “G.A.D. ENAL NINO TAMPELLINI” che, siamo nel ’55, stanno riconsiderando la loro collocazione in ambito teatrale. Decisivo fu l’apporto di Paolo per indirizzare la prua artistica verso altri lidi: il dialetto. Seguirono quattro anni pieni di dialetto in cui Maltoni teneva le redini artistiche del gruppo. Poi nel settembre ’59 il “G.A.D. NINO TAMPELLINI” tira i remi in barca e l’attività artistica subisce un arresto. Il fermo temporaneo imposto dalle situazioni interne al gruppo consente a Paolo di maturare una esigenza personale che lo porta a scrivere in dialetto. A un certo punto, comunque, risulta forte anche il richiamo del palcoscenico per cui prova a rinverdire l’arte della recitazione, insieme a Spagnoli, presso una nuova realtà teatrale sorta nel frattempo nel panorama forlivese, il “Cinecircolo del gallo”. L’esperienza non è soddisfacente e risulta di brevissima durata.

 Oramai è l’autore che vuole imporsi e allora l’istinto gli suggerisce di andare a controllare lo stato di disponibilità dei vecchi compagni d’avventura teatrale di Bussecchio ripresentandosi, in compagnia di Giovanni Spagnoli, con un copione (”E nid dla farlota”) e i bei ricordi di vent’anni prima…. e “La Cumpagnì dla zercia “ è fatta.

Ritrovando Maltoni abbiamo trovato un autore ma non solo, difatti Paolo ritrova anche l’interesse per la recitazione e, in un momento di difficoltà per la compagnia, seguito alla scomparsa di Mario Revera, si assume (’82-’83-’84) anche l’onere di curare la parte registica. Matura anche il momento in cui si mette a scrivere in proprio e ciò che sforna risulta sempre di ottima qualità. Maltoni ha il dono e la capacità di fare teatro e poesia allo stesso tempo ( “L’an dla neva grosa” , in questo senso, è la commedia maggiormente rappresentativa).