CLAUDIO TURA

Purtroppo Claudio ci ha lasciato orfani della sua arte il 5 Maggio 2018.

LA REGIA                    NOTE SULLA REGIA

"Il teatro è cultura, il teatro è vita e se anche il teatro dialettale è considerato un teatro minore, per me non può essere ridotto esclusivamente a teatro comico; sarebbe troppo riduttivo.

Il dialetto è una parlata, una lingua, la lingua dei nostri padri. Mia madre, analfabeta, non conosceva la sua data di nascita e diceva : “A SO’ NËDA PAR L’ARCŐLT”.

In quella lingua i nostri vecchi hanno lottato, sofferto, gioito e pianto ed è per questo che nei miei oltre 45 anni ininterrotti di teatro dialettale( ho iniziato nel 1960 col Dopolavoro ferroviario di Faenza) hanno trovato posto le più significative vicende socio-storico-politiche di vita romagnola. Dall’inizio della mia attività ho recitato nei più grandi teatri dell’Emilia-Romagna. Dal “Regio” di Parma, al “Duse” di Bologna, all’”Alighieri” di Ravenna al “Novelli” di Rimini. Ho recitato e diretto, diretto 42 commedie più alcune rivisitazioni.

 2013 - Claudio sul palco del S. Rocco di Lugo, dove gli viene assegnato il prestigioso premio "Lilia Flamigni"; nel 2009 fu premiato per la migliore regia con "L'an dla neva grosa" nel medesimo teatro alla rassegna "E nostar teatar".

 

Il mio primo approccio con la “Zercia” risale al 1983 al teatro S.Rita di Forlì ove veniva rappresentata “E gos dla cocla”. Mi ero recato là poiché il mio gruppo, D.L.F. Faenza, invitato a rappresentare nel 1984 ad Ostia Antica “La broja” di Bruno Gondoni nel primo centenario della partenza da Ravenna dei braccianti romagnoli per la bonifica di quelle terre , occorreva un capo squadra braccianti. Così proposi il ruolo ad Ezio Battistini che accettò. Nel 1985 con GLI ASSOCIATI ho recitato e diretto, di Paolo Maltoni e Giovanni Spagnoli “Rumãgna d’una vôlta”. Ho debuttato con la “Zercia” il 22-06-1986 al S. Rita di Forlì con “ Gigiò e va int i frè” di B. Marescalchi.

Da allora ho curato la regia di 22 commedie tra le quali alcune rivisitazioni.

Questo è in breve il mio pensiero e il sunto della mia attività teatrale.

Termino con un invito agli autori di teatro dialettale romagnolo, anche se il guadagno è scarso, a scrivere. In Romagna un ciclo di storia è terminato. Descrivete la Romagna di oggi, la Romagna del cambiamento, con i suoi conflitti generazionali, la sua industrializzazione, i suoi pregi e i suoi difetti e scriverete una pagina di storia".

                                                                                                                  Claudio Tura

 

Così Claudio si raccontava nel 2006, quando fu pubblicato il volume "La Cumpagnì dla Zercia, 50 anni di teatro". prima di lasciarci ci ha magistralmente diretto in oltre 30 commedie.

L’incontro nostro con Claudio Tura è da ritenere uno di quegli incontri guidati da una specie di provvidenza artistica superiore. Difficilmente connubio artistico, in questi ambiti, risultò più fondato e fondante: da una parte un gruppo di artisti responsabili, vogliosi di ben figurare e consapevoli che il concetto di attore, seppure a livello amatoriale, si era decisamente aggiornato rispetto a pochi decenni prima dall’altra una forte personalità in grado di far comprendere a un gruppo come il nostro come porsi, sia come collettivo sia a livello individuale. Il tutto per favorire buone operazioni creative quali la realizzazione di lavori teatrali.

2012 - Teatro "Il Piccolo" - Forlì. Claudio con Roberta Nanni e Fausto Carpani al termine della nostra rappresentazione di "Al badànti".

Non sempre è facile rinunciare alle proprie vanità accettando punti di vista diversi: Claudio Tura è riuscito a farcelo comprendere imponendo (o forse lo hanno imposto i risultati conseguiti) le sue caratteristiche culturali, storiche e di gusto. E’ con Tura, principalmente, che abbiamo compreso che ciò che conta di più è il rapporto immediato tra autore e pubblico e in questo intento sia il regista che gli attori sono collocati in una posizione di mediazione dovendo, di conseguenza, controllare ogni impulso capace di falsificare il senso di ciò che si dice. Comprendere ciò, a livello di teatro dialettale, dove è forte la tentazione e ampio lo spazio per chi lo voglia, di apparire divertente o commovente a suo modo, ha voluto dire essere stati messi in grado di comunicare attraverso uno strumento, il teatro, qualcosa non al servizio dell’illusorio bensì rivolto verso il ragionamento e la critica.

In estrema sintesi con Tura regista si è affermata in noi, tutti, la convinzione che il teatro dialettale ha la sua dignità.